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Visita Tecnica al Centro Minerario della Valle Imperina - Agordo (BL).


Il 13 giugno 2026 il Collegio ha organizzato una visita tecnica presso il centro minerario della Valle Imperina, nei pressi di Agordo (BL).
Il Centro Minerario di Valle Imperina è un esempio di archeologia industriale e sorge all’interno del Comune di Rivamonte Agordino. Ospita diverse gallerie, i forni fusori, un centro visitatori, un ristorante, un ostello e una casa vacanze.

Per diversi secoli le miniere di Valle Imperina sono state determinanti per l’economia del Basso Agordino, diventando nel corso del tempo la maggior fonte di sostentamento per la popolazione locale. Il primo documento scritto che attesti la presenza dell’attività mineraria in quella sede risale al 1409 con l’investitura ad Enrico di Heslinger per l’estrazione di rame.

Per alcuni secoli solo piccole compagnie a conduzione famigliare avevano gestito l’estrazione del rame, per la quale ognuna aveva una propria concessione, fino a quando, nel 1615, una nuova concessione venne affidata alla famiglia guidata da Francesco Crotta che riuscì a scoprire il filone di rame più ricco della miniera. Abile e fortunato imprenditore iniziò così a costruire un impero minerario che continuerà con i suoi figli i quali riusciranno ad entrare nella nobiltà veneziana.

A partire dal XV secolo, le miniere di Valle Imperina divennero strategiche per l’Arsenale di Venezia, fornendo il rame necessario per le leghe di bronzo dei cannoni e per il rivestimento delle navi. Per secoli, questo luogo fu un polo industriale d’avanguardia. La Repubblica di Venezia colse quindi l’occasione per impossessarsi di quella quota aumentando così il suo controllo, centralizzò la produzione costruendo dei forni fusori tuttora ben conservati, visibili e visitabili. In questo periodo la miniera produceva il 50% del fabbisogno di rame dell’Arsenale veneziano.

Dopo la caduta di Venezia, il centro continuò la sua attività sotto diverse gestioni, adattandosi ai cambiamenti tecnologici fino alla produzione di solfato di rame.

In seguito, nel 1910, la società Montecatini subentrò nella gestione della miniera ed iniziò un piano rivoluzionario di ristrutturazione ed ammodernamento, edificò una centrale idroelettrica che forniva l’energia per il funzionamento di macchinari moderni; costruì inoltre un percorso ferroviario che metteva in comunicazione le miniere con lo snodo ferroviario di Bribano. La produzione della miniera continuò anche durante il secondo conflitto mondiale.

L’inesorabile declino portò alla chiusura definitiva nel 1962. Per decenni, il silenzio e la natura si sono riappropriati di questi luoghi, lasciando gli imponenti edifici in uno stato di abbandono.

La Rinascita è avvenuta grazie all’intervento del Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi. Con un imponente e meticoloso progetto di restauro, il Parco ha salvato il sito dal degrado, trasformandolo in quello che è oggi: un centro polifunzionale che onora il suo passato guardando al futuro. (da https://centrominerariovalleimperina.it/)


Nel corso della nostra visita siamo stati accolti da Danilo Dezaiacomo che ci ha presentato il direttore Marco Mottas e le guide Angelo Andriollo e Diana Preloran.

Dopo una prima breve camminata che ci ha portato ad una piccola risorgiva, in cui si vedono i colori dei minerali presenti, le guide hanno raccontato di alcuni cenni storici, delle varie proprietà succedutesi, della tipologia dei minerali presenti, con dettagli legati ad aspetti geologici, in particolare della faglia detta “Linea della Valsugana”, della resa in rame per le due tipologie di minerali presenti, delle caratteristiche e dei colori dei minerali stessi.

Si è anche parlato di aspetti legati alla lavorazione del minerale, degli strumenti utilizzati, dei problemi sanitari e ambientali, dell’uso delle acque come forza motrice e dei problemi di allagamento nei pozzi.

La visita delle varie gallerie quali la Fusinella, Santa Barbara, Magni e del Pozzo Capitale ha consentito di acquisire molte informazioni. Quindi di particolare interesse sono stati i forni fusori e la visita al museo. Di interesse anche la storia dell’unica scuola mineraria qui nata e ancora presente oggi.

Nel pomeriggio, una bella presentazione dell’Arch. Daniele Feltrin ha consentito di comprendere la tecnica costruttiva delle gallerie con muri a secco ed ha legato aspetti storici, architettonici, operativi, costruttivi e manutentivi dei muretti a secco.
 

Di seguito alcuni link interessanti:

https://centrominerariovalleimperina.it/
https://www.dolomitipark.it/natura-e-storia/uomo/architetture/centro-minerario-di-valle-imperina/
https://www.agordinodolomiti.it/it_IT/esperienze/cosa-vedere/storia/centro-minerario-di-valle-imperina/
https://www.visitdolomitibellunesi.com/it/pois/centro-minerario-di-valle-imperina
https://it.wikipedia.org/wiki/Centro_Minerario_di_Valle_Imperina
https://www.falcadedolomiti.it/esperienze-o-idee-vacanza/centro-minerario-valle-imperina/
 

Ed ecco le foto della giornata:


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