Il giorno 16 gennaio il Collegio ha organizzato una visita guidata all’Archivio di Stato di Venezia.
Siamo stati accolti dal direttore Andrea Erboso, che, assieme all’Ing. Alberto Lionello, ci ha illustrato la storia e le attività dell’archivio. Alberto Lionello ha lavorato a lungo all’interno dell’Archivio, per i numerosi lavori di restauro, che sono ancora in corso.
In Italia esistono 102 Archivi di Stato, uno per ciascuna delle province italiane, per la conservazione della documentazione e degli atti. Trascorsi trent’anni, la documentazione viene esaminata, e ne viene conservata solo una parte, quella considerata di rilevante interesse storico. Venezia è stata nel passato capitale di uno Stato, e quindi la documentazione qui conservata è di grande rilevanza storica. Vi sono conservati i documenti della Serenissima Repubblica, le cartografie del Catasto Napoleonico, la documentazione militare, e tutti i documenti che testimoniano la storia della città e del suo territorio. L’Archivio dispone di 80 chilometri di scaffalature per la conservazione dei documenti, che sommati a quelli delle due sedi periferiche della Giudecca e di Mestre, arrivano a circa 100 chilometri di scaffali.
L’Archivio di Venezia trova spazio nell’ex Convento dei Frati Francescani, adiacente alla Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari; il passaggio da convento ad archivio è avvenuto a seguito delle soppressioni napoleoniche avvenute tra il 1807 e il 1810. Il trasferimento in questa struttura avvenne tra il 1815 e il 1817, durante il periodo di dominazione austriaca, quando i documenti furono trasferiti dal palazzo Ducale, dove risiedevano precedentemente. L’archivio conserva documenti risalenti al IX secolo, anche se la documentazione più corposa è datata dal 1200 in poi, tra cui una grande quantità di materiale cartografico.
La documentazione conservata in questo archivio è molto completa dal punto di vista temporale, in quanto Venezia non ha avuto discontinuità politiche: praticamente fino alla caduta della Serenissima, nel 1797, c’è stata un’unica forma di governo, che ha consentito una grande continuità anche nella conservazione documentale.
L’accesso dell’Archivio è situato a fianco dell’entrata principale della Basilica, e la struttura si sviluppa in un grande edificio che circonda due chiostri interni. La costruzione del convento risale al quattordicesimo secolo, anche se vi sono stati numerosi rimaneggiamenti e interventi di restauro in epoche successive.
Dopo una introduzione sulla struttura e sulle attività dell’archivio, veniamo introdotti nel Refettorio d’estate, un’ampia sala ora utilizzata dagli studiosi che vengono a consultare i documenti conservati nell’archivio.
Successivamente accediamo al primo chiostro, detto Chiostro della Trinità dal nome della grande scultura che sovrasta il pozzo centrale. Il pozzo, come negli altri campi veneziani, raccoglieva le acque piovane in una cisterna sotterranea, che venivano convogliate anche dai tetti e dalle terrazze attraverso una serie di doccioni, e l’acqua era a disposizione dei cittadini, che potevano approvvigionarsi in questo chiostro. Il cortile è ornato da diverse statue: quelle di San Pietro e San Marco fiancheggiano l’arco che sovrasta il pozzo, e agli angoli del campo sono situate le statue degli Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele.
Si accede poi al secondo chiostro, detto Chiostro di Sant’Antonio, al quale potevano accedere soltanto i frati del convento (potevano essere anche in numero molto considerevole: oltre duecento e fino a trecento) anche questo dotato di pozzo e cisterna per la raccolta dell’acqua destinata ai frati. Dal chiostro si accede al Refettorio d’inverno, un’ampia sala oggetto di recente restauro, che viene utilizzata, oltre che per la conservazione dei documenti (su scaffali in legno originali del periodo austriaco, che circondano completamente le pareti) anche per conferenze e concerti.
Salendo al piano superiore accediamo alla cosiddetta Crociera, i lunghi corridoi che custodiscono i documenti. Dai corridoi si accede alle celle dei frati, anch’esse utilizzate per contenere le scaffalature e la documentazione. I documenti sono conservati entro faldoni chiusi, che vengono periodicamente rinnovati per garantirne la perfetta conservazione. Molti disegni sono conservati arrotolati dentro tubi: anche questi vengono periodicamente aperti e controllati per la loro conservazione.
Da ultimo, il direttore ci fa vedere alcuni esempi di mappe e disegni progettuali antichi, tra cui i diversi progetti per la realizzazione del ponte di Rialto, risalenti al sedicesimo secolo.
Un sentito ringraziamento va ad Andrea Erboso per la calorosa accoglienza e le ampie spiegazioni che ci ha fornito, e ad Alberto Lionello, per le interessanti illustrazioni tecniche dei lavori di restauro.
Siamo stati accolti dal direttore Andrea Erboso, che, assieme all’Ing. Alberto Lionello, ci ha illustrato la storia e le attività dell’archivio. Alberto Lionello ha lavorato a lungo all’interno dell’Archivio, per i numerosi lavori di restauro, che sono ancora in corso.
In Italia esistono 102 Archivi di Stato, uno per ciascuna delle province italiane, per la conservazione della documentazione e degli atti. Trascorsi trent’anni, la documentazione viene esaminata, e ne viene conservata solo una parte, quella considerata di rilevante interesse storico. Venezia è stata nel passato capitale di uno Stato, e quindi la documentazione qui conservata è di grande rilevanza storica. Vi sono conservati i documenti della Serenissima Repubblica, le cartografie del Catasto Napoleonico, la documentazione militare, e tutti i documenti che testimoniano la storia della città e del suo territorio. L’Archivio dispone di 80 chilometri di scaffalature per la conservazione dei documenti, che sommati a quelli delle due sedi periferiche della Giudecca e di Mestre, arrivano a circa 100 chilometri di scaffali.
L’Archivio di Venezia trova spazio nell’ex Convento dei Frati Francescani, adiacente alla Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari; il passaggio da convento ad archivio è avvenuto a seguito delle soppressioni napoleoniche avvenute tra il 1807 e il 1810. Il trasferimento in questa struttura avvenne tra il 1815 e il 1817, durante il periodo di dominazione austriaca, quando i documenti furono trasferiti dal palazzo Ducale, dove risiedevano precedentemente. L’archivio conserva documenti risalenti al IX secolo, anche se la documentazione più corposa è datata dal 1200 in poi, tra cui una grande quantità di materiale cartografico.
La documentazione conservata in questo archivio è molto completa dal punto di vista temporale, in quanto Venezia non ha avuto discontinuità politiche: praticamente fino alla caduta della Serenissima, nel 1797, c’è stata un’unica forma di governo, che ha consentito una grande continuità anche nella conservazione documentale.
L’accesso dell’Archivio è situato a fianco dell’entrata principale della Basilica, e la struttura si sviluppa in un grande edificio che circonda due chiostri interni. La costruzione del convento risale al quattordicesimo secolo, anche se vi sono stati numerosi rimaneggiamenti e interventi di restauro in epoche successive.
Dopo una introduzione sulla struttura e sulle attività dell’archivio, veniamo introdotti nel Refettorio d’estate, un’ampia sala ora utilizzata dagli studiosi che vengono a consultare i documenti conservati nell’archivio.
Successivamente accediamo al primo chiostro, detto Chiostro della Trinità dal nome della grande scultura che sovrasta il pozzo centrale. Il pozzo, come negli altri campi veneziani, raccoglieva le acque piovane in una cisterna sotterranea, che venivano convogliate anche dai tetti e dalle terrazze attraverso una serie di doccioni, e l’acqua era a disposizione dei cittadini, che potevano approvvigionarsi in questo chiostro. Il cortile è ornato da diverse statue: quelle di San Pietro e San Marco fiancheggiano l’arco che sovrasta il pozzo, e agli angoli del campo sono situate le statue degli Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele.
Si accede poi al secondo chiostro, detto Chiostro di Sant’Antonio, al quale potevano accedere soltanto i frati del convento (potevano essere anche in numero molto considerevole: oltre duecento e fino a trecento) anche questo dotato di pozzo e cisterna per la raccolta dell’acqua destinata ai frati. Dal chiostro si accede al Refettorio d’inverno, un’ampia sala oggetto di recente restauro, che viene utilizzata, oltre che per la conservazione dei documenti (su scaffali in legno originali del periodo austriaco, che circondano completamente le pareti) anche per conferenze e concerti.
Salendo al piano superiore accediamo alla cosiddetta Crociera, i lunghi corridoi che custodiscono i documenti. Dai corridoi si accede alle celle dei frati, anch’esse utilizzate per contenere le scaffalature e la documentazione. I documenti sono conservati entro faldoni chiusi, che vengono periodicamente rinnovati per garantirne la perfetta conservazione. Molti disegni sono conservati arrotolati dentro tubi: anche questi vengono periodicamente aperti e controllati per la loro conservazione.
Da ultimo, il direttore ci fa vedere alcuni esempi di mappe e disegni progettuali antichi, tra cui i diversi progetti per la realizzazione del ponte di Rialto, risalenti al sedicesimo secolo.
Un sentito ringraziamento va ad Andrea Erboso per la calorosa accoglienza e le ampie spiegazioni che ci ha fornito, e ad Alberto Lionello, per le interessanti illustrazioni tecniche dei lavori di restauro.