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Visita Tecnica Guidata Arquà Petrarca e Frantoio di Cornoleda


Sabato 26 settembre il Collegio ha organizzato una visita al centro storico di Arquà Petrarca e al frantoio di Cornoleda.
Il borgo di Arquà è patrimonio UNESCO dell’umanità e ha origini antichissime, ci sono testimonianza di epoca preromana e romana; nel medioevo c’era un importante castello, il più antico dei colli Euganei, risalente a prima dell’anno 1000.
Ci ha accolto nel parcheggio sotto la chiesa la guida Roberta, che ci ha accompagnato nella visita illustrandoci le caratteristiche del borgo, che è strutturato in due centri: quello religioso, con la chiesa sita nella parte inferiore, e il centro amministrativo, con il municipio, nella parte superiore. Nel medioevo il borgo era amministrato dai Carraresi, mentre nel 1405 passò sotto l’influenza di Venezia. In epoca medioevale Arquà aveva un porto, sul canale della Battaglia, varco essenziale per i commerci, che utilizzavano prevalentemente le vie d’acqua.
Dapprima abbiamo visitato la chiesa, risalente al 1026, e più volte rimaneggiata. Due furono i restauri recenti più importanti: uno negli anni 20 del Novecento e uno negli anni 60 dello stesso secolo. Al suo interno, durante i restauri, furono rinvenuti importanti affreschi di epoca bizantina e di epoca giottesca.
Saliti poi lungo le strette vie, siamo giunti alla casa del Petrarca, dove una troupe cinematografica stava girando un film su Galileo. Le visite erano comunque consentite, per cui Roberta ci ha potuto illustrare l’antico edificio.
La casa fu donata a Petrarca da Francesco I da Carrara, amico del poeta. Petrarca vi apportò qualche modifica e ne fece la sua dimora. Dopo la sua morte si susseguirono numerosi proprietari e furono apportante numerose modifiche, tra cui la scala che dal giardino porta alla loggetta del primo piano e la loggia stessa.
La casa si trova in una posizione e felice, dalla quale si gode un bel panorama sui colli. Davanti alla casa si trova un giardino e sul retro vi è il brolo. Ora la casa appartiene al comune di Padova. Nelle stanze al primo piano figurano numerosi affreschi cinquecenteschi, di pittori ignoti, ispirati alle opere del poeta. Notevoli anche i preziosi soffitti lignei. Al piano terra, entro una cornice barocca, sta una gatta imbalsamata che, secondo la tradizione, sarebbe appartenuta al poeta.
Ci siamo soffermati poi alla Loggia dei Vicari, pavimentata con la trachite, pietra naturale particolarmente pregiata, estratta dai colli Euganei per lungo tempo, (la repubblica di Venezia la utilizzò lungamente), in grandi quantità, tali da compromettere il valore paesaggistico e ambientale di tutta l’area, tanto che negli anni Settanta del Novecento un movimento di cittadini sollevò il problema e alcuni politici locali si fecero promotori di una legge, per calmierare l’estrazione di questo materiale e tutelare l’ambiente dei colli.
Un’ultima sosta alla tomba del Petrarca, posta davanti alla chiesa, prima di salutare e ringraziare Roberta e dirigersi a Cinto Euganeo per visitare il frantoio di Cornoleda.
Dove ci hanno accolto il titolare Devis Zanaica con la moglie.
Devis ha avviato la sua attività nel 2008, nel frantoio vengono conferite le olive raccolte da molte aziende agricole dei colli (sui colli Euganei ci sono circa 450 ettari coltivati a ulivi di diverse cultivar, e le proprietà relativamente piccole appartengono a diversi produttori) e anche da aree esterne.
Il territorio dei colli non consente metodi di coltivazione meccanizzati, così le potature e anche la raccolta delle olive avvengono manualmente. Sotto gli olivi vengono stesi dei teli e con l’abbacchiatore (un lungo bastone dotato di rebbi semoventi) le olive vengono fatte cadere. Giunte al frantoio, vengono depurate dalle foglie, lavate e sottoposte a frangitura. Il frangitore a doppia griglia, realizzato in acciaio inox, ha sostituito le antiche macine di pietra.
Dopo la frangitura, la pasta viene sottoposta a gramolazione, in apposite macchine, e poi viene immessa nella centrifuga, che separa l’olio dalla sansa. L’olio viene infine filtrato per togliere le ultime impurità. Mediamente da 100 Kg di olive si ottengono 13 – 14 Kg di olio, ma dipende dalle annate, la produzione può essere anche inferiore.
La sansa, il materiale di risulta dopo la lavorazione delle olive, viene smaltita nel biodigestore di una società di trattamento rifiuti, dove viene utilizzata per produrre biogas.
L’oleificio produce diversi tipi di olio, dal sapore più o meno intenso e deciso, adatti ai diversi piatti della nostra cucina.
Dopo l’ampia illustrazione del frantoio, abbiamo degustato i diversi tipi di olio in un gradevole light lunch servito nel giardino dell’azienda.
Il tempo ci ha assistito; la giornata settembrina era bellissima, il clima gradevole e il panorama dei colli davvero spettacolare: la doppia visita è stata molto interessante.
Come di consueto ringraziamo la guida Roberta per l’ampia illustrazione di Arquà Petrarca, e Devis Zanaica con la moglie per l’accoglienza e l’illustrazione del mondo dell’ulivo sui colli Euganei.

Di seguito le immagini della giornata:


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